La Valle d'Aosta è la regione più piccola d'Italia e anche una di quelle con meno vino prodotto, ma ciò che esce dalle sue cantine ha un carattere difficile da dimenticare. Qui la vite cresce su terrazzamenti strappati alla montagna, spesso sostenuti da muretti a secco e pergole in pietra e legno, in una viticoltura che viene giustamente definita "eroica". E dopo cena, la tradizione prevede due rituali da non perdere: un bicchierino di génépy e il caffè alla valdostana, servito in una coppa da condividere. Ecco una piccola guida per orientarvi.
Una viticoltura di montagna
Quasi tutti i vini regionali rientrano nella denominazione Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste DOC, accompagnata spesso dal nome del vitigno o della sottozona. Le vigne si distribuiscono lungo la Dora Baltea, dalla bassa valle, dove a Donnas e Arnad si coltiva il nebbiolo su pergole sorrette da colonne in pietra, fino all'alta valle ai piedi del Monte Bianco. Le escursioni termiche tra giorno e notte, i suoli sabbiosi e il sole delle pendici esposte a sud danno vini freschi, profumati e spesso molto minerali.
I vini da conoscere
Tra i bianchi, il più celebre è il Blanc de Morgex et de La Salle, ottenuto dal vitigno prié blanc coltivato in alcune delle vigne più alte d'Europa: un bianco leggero, sapido, perfetto come aperitivo. Molto apprezzata è anche la Petite Arvine, bianco più strutturato con note di agrumi, che si abbina bene ai formaggi d'alpeggio.
Tra i rossi vale la pena di cercare il Fumin, vitigno autoctono dal colore intenso e dal profumo speziato, e i vini a base di petit rouge, come il Torrette e l'Enfer d'Arvier, che accompagnano bene carbonade e salumi. Nella bassa valle il Donnas, da uve nebbiolo, è un rosso elegante che regge anche qualche anno di affinamento. Per chi ama i vini dolci, nella zona di Chambave si producono moscati profumati, anche in versione passita.
Il génépy, il digestivo d'alta quota
Il génépy è il liquore simbolo delle Alpi occidentali. Si ottiene facendo macerare nell'alcol alcune specie di artemisia che crescono spontanee in alta quota, note appunto come genepì. Il risultato è un liquore dal profumo erbaceo e dal colore che va dal verde pallido al giallo paglierino, servito di solito a fine pasto. Molte famiglie valdostane ne custodiscono una ricetta propria, ma vi consigliamo di acquistarlo da produttori e distillerie: la raccolta delle piante spontanee è regolata e non va improvvisata durante le escursioni.
Il caffè alla valdostana e la coppa dell'amicizia
Il momento più conviviale della cena valdostana arriva con il caffè alla valdostana: caffè caldo, grappa, zucchero e scorza di agrumi, scaldati e talvolta fiammeggiati prima di essere serviti. Si beve dalla coppa dell'amicizia, un recipiente di legno tornito con coperchio e diversi beccucci: ogni commensale beve dal proprio beccuccio e passa la coppa al vicino, senza appoggiarla sul tavolo finché non è vuota.
Spesso questa coppa viene chiamata "grolla", ma in senso stretto la grolla è un altro oggetto: un calice di legno con piede e coperchio, più simile a una coppa liturgica. Entrambi sono tipici dell'artigianato in legno valdostano e li vedrete esposti, intagliati con grande maestria, anche alla Fiera di Sant'Orso, ad Aosta alla fine di gennaio.
Dove assaggiare e acquistare
Molte cantine e cooperative vitivinicole della valle accolgono i visitatori per degustazioni e vendita diretta: è il modo migliore per conoscere i vitigni autoctoni e farsi raccontare il lavoro in vigna. Appuntamenti come il Marché au Fort di Bard, dedicato ai prodotti tipici, propongono di norma anche degustazioni guidate di vini DOC. Per calendario e orari aggiornati fate riferimento a lovevda.it e ai siti degli organizzatori.
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Dopo una giornata di assaggi, una cucina tutta vostra
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